Gen 252011
 

ALFREDO FAETTI

SCARLINO. La scorsa estate si è diffusa una preoccupazione comune, a Scarlino e non solo: troppi casi di tumore nella zona. Da qui è nata l’associazione “Lavoro, Ambiente e Salute”, volta a creare un filo conduttore tra cittadini e istituzioni.
«Perché un’associazione nasca, serve un substrato condiviso e un evento scatenante»: sono le parole del presidente Antonio Pavani, e l’evento scatenante è stato lo spettro dell’aumento di tumori nel territorio. «L’estate scorsa – continua Pavani – in molti hanno espresso la preoccupazione per una serie di casi di patologie tumorali che si sono manifestati nella nostra collettività. Noi ci siamo fatti carico di questa preoccupazione, senza fare allarmismi né nascondendo questo disagio». In questo senso, gli uomini e le donne dell’associazione hanno verificato il fenomeno, spulciando i siti di Istat e Regione. «Abbiamo scoperto che la provincia di Grosseto, nel periodo 2000/08, è quella con la media più alta in Toscana, con 366 casi di tumori all’anno». E ancora. «La nostra provincia è anche tra le prime in Italia per questa patologia, relativamente al tasso grezzo di mortalità per tumore, nello stesso periodo, ogni 100mila abitanti». Lo ha detto, questo è un dato grezzo, ossia ricalcolabile a seconda dell’operazione che si vuole ottenere. Ma ciò non toglie, come dice Pavani, che questo dato «induce al dubbio e stimola a verificare». E per caprime di più, l’associazione si è rivolta ad un esperto: un professore della Scuola di specializzazione in patologia clinica dell’università di Pisa. Questo ha ottenuto dai vertici Asl di Grosseto una prima risposta ufficiale, «che ci tranquillizzò» spiega il presidente, ma che «riteniamo non esaustiva».
Da questo contesto, non certo entusiasmante, è nata l’associazione Lavoro, Ambiente e Salute, che conta tra le sue filr già una trentina di iscritti. «Siamo un soggetto senza scopo di lucro, con una connotazione civica e sociale» spiega Pavani. La filosofia è semplice: raccogliere i disagi dei cittadini in modo propositivo e cercare di dare risposta. «Vogliamo porci come intermediari tra popolazione e istituzioni al fine di rendere più fluido e completo il flusso di comunicazione e delle informazioni nelle due direzioni». Uno strumento di partecipazione quindi, che, almeno all’inizio, così come prevede il suo statuto, si avvarrà, nei casi specifici, di altri soggetti, come comitati o diverse associazioni.

Fonte: Il Tirreno del 13/01/2011

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