Giu 042011
 

«DA DICEMBRE a maggio l’inceneritore del Casone si è fermato otto volte». A denunciare l’accaduto sono gli ambientalisti del Comitato per il No, assieme all’associazione Lavoro ambiente e salute e al Coordinamento provinciale dei comitati per l’ambiente. A preoccupare gli esponenti delle associazioni ovviamente non è l’inefficienza dovuta agli stop dell’attività, ma il fatto che proprio nelle occasioni di accensione e spegnimento l’inceneritore emana la maggiore quantità di diossine. «Nonostante i continui blocchi dell’impianto — dice Elisabetta Menchetti, in rappresentanza dei tre gruppi ambientalisti — non ci risultano controlli pubblici sulle emissioni. Eppure è capitato che l’inceneritore si sia fermato anche due volte in tre giorni, emanando così una grande quantità di fattori inquinanti. Gli unici dati che abbiamo a disposizione sono quelli forniti dall’azienda, mentre l’Arpat, da quando l’inceneritore brucia anche combustibile da rifiuto (cioè da dicembre), ha svolto un solo rilevamento senza aver ancora pubblicato i dati. Quali sono le garanzie per la salute dei cittadini?». Che i controlli pubblici siano «rari» lo dimostra anche la risposta a un esposto avanzato mesi fa dal sindaco di Follonica Eleonora Baldi alle autorità competenti per denunciare cattivi odori in alcuni quartieri di Follonica. «In quell’occasione — continua Menchetti — è stata proprio l’Arpat a scrivere al sindaco, riferendosi ai dati dell’azienda che gestisce l’inceneritore: segno che non esistono documenti pubblici su cui basarsi. Se dovesse esserci qualche problema è ovvio che i privati non avrebbero nessun interesse a farlo emergere. Sta agli enti pubblici tutelare la popolazione». E la denuncia degli ambientalisti arriva a pochi giorni da una nuova iniziativa del sindaco di Follonica: su indicazione dei cittadini, ha segnalato al Noe nuovi miasmi e rumori sospetti dalla zona industriale del Casone.

Fonte: La Nazione del 29/05/2011

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