Lug 112013
 

L’INCENERITORE di Scarlino resta fermo in attesa di mettere in pratica le prescrizioni della Provincia, ma intanto — dopo le emissioni fuori norma di diossine — scoppia il caso delle analisi sugli operai del Casone, sui prodotti agricoli e sugli animali. «Compiuto il disastro — dice Antonio Pavani, di ‘Lavoro, ambiente e salute’ — tutti chiedono a gran voce le analisi sulla catena alimentare, sul latte delle asine delle Bandite, del sangue dei lavoratori. Le chiedono i sindaci e la Asl. Eppure il nostro comitato le pretende da più di un anno». Nel dettaglio le richieste dell’associazione: «Vogliamo che si sappia — continua Pavani — che quello che chiediamo noi è qualcosa di serio e non un intervenire sull’onda dell’emozione del momento. Importante è sapere che, se non si usano le giuste metodologie, le analisi non solo potrebbero non dare risultati utili, ma avrebbero paradossalmente l’effetto deleterio di essere fuorvianti». Ecco la dimostrazione: «Già nella precedente indagine del 2007 — fa notare Pavani — furono trovati elevati tassi di sostanze tossiche simili alle diossine nel sangue di volontari, cittadini di Scarlino e Follonica, che si sottoposero alle analisi. Si disse allora che era necessario individuare la fonte di questo avvelenamento. Invece non se ne fece più niente. Non solo: abbiamo chiesto alla Asl di ripetere, a distanza di 6 anni, i dosaggi su quegli stessi volontari. La risposta è stata sconcertante: a causa della legge sulla privacy non è possibile risalire al campione del 2007. Così lo studio, proprio perché non inserito in un protocollo organico, ha perso il suo potenziale». Per questo il comitato Lavoro, ambiente e salute chiede alla Asl di ricorrere a un dipartimento «attrezzato e competente dell’Istituto superiore di sanità».

Fonte: La Nazione del 10/07/2013

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